
Il 13 dicembre 2011 Firenze, città medaglia d'oro della Resistenza, ha vissuto una delle pagine più dolorose e vergognose della sua storia recente.
Per mano di un estremista di destra, appartenente a Casa Pound, sono rimasti uccisi due cittadini senegalesi - Samb Modou, 40 anni; e Diop Mor, 54 anni - e feriti altri tre, ricoverati adesso in gravissime condizioni all'ospedale di Careggi - Moustapha Dieng, 37 anni; Sougou Mor, 32 anni; e Mbenghe Cheike, 42 anni. Sposati e padri di famiglia, lavorando come ambulanti ai mercati Samb e Diop permettevano alle loro famiglie in Senegal di condurre una vita dignitosa. Sono ricordati da tutti come persone tranquille e cordiali. Da poco Diop aveva prenotato il volo per tornare in patria, per fare visita alla moglie e alla figlia piccola. Suo cugino Fallou ricorda: «Era una persona buona. Dai suoi guadagni dipendevano quindici persone della sua famiglia».
Si è parlato del gesto di un "folle", di un "pazzo", anche se un "pazzo" non sceglie le sue vittime per il colore della pelle. E soprattutto non gli è consentito il porto d'armi, su questo farà luce la magistratura.Troppo semplice liquidare come "follia" - e quindi come qualcosa di irrazionale, di non spiegabile - ciò che, in realtà, si è formato in un determinato ambiente e con determinati punti di riferimento.
Secondo la Costituzione Italiana, l'apologia del fascismo è reato: la legge 645 del 20 giugno 1952, detta "legge Scelba", punisce con la reclusione da cinque a dodici anni chiunque "persegua finalità antidemocratiche proprie del partito fascista". «Il fascismo è l'antitesi di tutte le fedi politiche, perché opprime le fedi altrui» (Sandro Pertini): è considerato reato proprio perché rappresenta un pericolo per la democrazia. A niente è servita la "comunicazione interna e riservata" con cui Casa Pound ha richiesto alle varie sedi locali, immediatamente dopo la strage, di negare l'appartenenza dell'omicida al movimento, di cancellare ogni traccia dei suoi scritti dalle pagine web di Casa Pound, di far parlare solo i dirigenti autorizzati. Scritti e foto erano già da tempo presenti nella memoria di internet. La Comunità Senegalese di Firenze, attraverso il suo portavoce Pape Diaw, sta chiedendo in maniera ferma e decisa la chiusura di Casa Pound, che in questi anni ha "soltanto fomentato la cultura dell'odio verso l'altro".
Sempre riguardo alla Costituzione Italiana, secondo la legge 205 del 25 giugno 1993 - detta "Legge Mancino" - il razzismo è reato e deve essere punito chi promuove in qualsiasi modo discriminazioni per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi (leggi l'appello di MicroMega http://bit.ly/stop-fascismo).La Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, firmata a Parigi il 10 dicembre 1948, recita all'articolo 1: "Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza". Lo dice anche l'articolo 3 della Costituzione Italiana: "Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali".
Quando parliamo di "nostra" storia, "nostre" tradizioni, dobbiamo fare riferimento a questa storia, è bene ricordarlo. Razzismo e fascismo condividono l'opinione che gli esseri umani non siano tutti uguali, che non a tutti spetti pari dignità di vita, che non a tutti spettino gli stessi diritti: i presupposti per qualsiasi tensione sociale, qualsiasi scontro, qualsiasi violenza, qualsiasi guerra. Sia la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani che la Costituzione Italiana vennero scritte da chi non voleva che avessero in alcun modo possibilità di ripetersi le atrocità viste e vissute durante la seconda Guerra Mondiale. Come ha ricordato un rappresentante dell'Anpi in occasione della fiaccolata tenutasi a Firenze in piazza Dalmazia, in ricordo di Samb e Diop il giorno dopo la strage: «Dei ragazzi di sedici e di diciotto anni hanno dato la vita affinché noi oggi fossimo qui, in questa piazza, liberi». Libertà, uguaglianza, Costituzione, Resistenza: questa è la "nostra" storia.
Quante volte, invece, questi valori sono stati disattesi negli ultimi anni? A partire dalla politica, dalla Legge Turco-Napolitano prima e dalla Legge Bossi-Fini poi? Essere ritenuti "clandestini", "illegali" per il solo fatto di non essere in possesso di tutti i documenti necessari, o di un lavoro regolare? Abbiamo sentito esponenti della Lega Nord parlare di fucili puntati contro gli immigrati; fare pulizia nelle carrozze dei treni dove gli immigrati viaggiavano; proporre sugli autobus posti a sedere separati per immigrati e per italiani; passeggiare con un suino sul luogo dove doveva sorgere una moschea. Abbiamo sentito dire che "i Rom nel loro dna hanno il furto"; che sia "più facile educare un cagnolino che un bambino rom". Li abbiamo sentiti gioire delle alluvioni, perché "l'acqua era riuscita laddove la politica aveva fallito", riguardo agli sgomberi dei campi rom. Abbiamo sentito che gli immigrati si prendono tutti i "nostri" posti di lavoro, che solo agli immigrati vengono assegnati gli alloggi popolari. Abbiamo accettato che la stampa non potesse entrare nei CIE, veri luoghi di detenzione prolungata per l'immigrato che viene trovato in Italia senza i documenti in regola. Nelle città abbiamo visto i venditori ambulanti essere rincorsi dalle forze dell'ordine, a volte percossi, per il semplice motivo che vendono merce "a nero" perché non hanno altro di che vivere. Abbiamo visto i richiedenti asilo e i profughi dormire sotto i ponti, al freddo, perché le amministrazioni cittadine - di destra e di sinistra - non si decidevano a dare loro quell'asilo che, invece, spetta loro secondo il diritto internazionale. Assistiamo ogni giorno alla violenza degli sgomberi dei campi rom, sgomberi pagati con i soldi dati all'Italia dalla Comunità Europea per l'inclusione sociale. Uomini, donne, bambini lasciati al freddo, senza niente. Donne incinte, che per lo stress degli sgomberi perdevano i loro bambini ed erano talvolta accolte con difficoltà negli ospedali. Abbiamo accettato che nel Mediterraneo morissero annegati ventimila esseri umani, che avevano sfidato il mare con le loro barche alla ricerca di una vita migliore. Diamo per scontato che all'immigrato si dia del "tu", mentre all'italiano si dà del "Lei". Non ci stupiamo troppo se un direttore di telegiornale definisce quanto accaduto martedì a Firenze "safari", una caccia alle bestie africane. L'elenco è lungo.
L'episodio di Firenze e il pogrom da Ku Klux Klan di pochi giorni fa a Torino non sono casi isolati. Queste le parole di allarme lanciate da Pape Diaw: «Dieci anni di politiche dell'odio - anche da parte dei membri del Governo, che si potevano permettere di insultare gli immigrati pubblicamente, nella televisione pubblica - hanno creato un clima di intolleranza e di tensione sociale. Di un clima così avvelenato certe persone possono approfittare per compiere atti di barbarie».
Il 21 marzo scorso Human Rights Watch, in un dossier dal titolo: "L'intolleranza quotidiana: la violenza razzista e xenofoba in Italia", lanciava un grido d’allarme:”L’Italia fa poco contro violenza xenofoba». Se non vogliamo arrivare ad un punto di non ritorno, occorre cambiare rotta. Iniziando dal non accettare più le parole che incitano l'odio e quelle che propongono una separazione tra esseri umani. Evitando termini come "clandestino" ed "extracomunitario". In momenti di crisi economica è facile che si scatenino tensioni a livello sociale, dimenticando chi della crisi sia il mandante. La crisi, tuttavia, può essere vista come un momento per costruire un nuovo tipo di società, basata sulla solidarietà e sull'aiuto reciproco. «Siamo tutti esseri umani, mano nella mano possiamo andare avanti insieme ed aiutarci l'un l'altro»: questo è il messaggio lanciato dalla comunità senegalese in occasione della fiaccolata del 14 dicembre in piazza Dalmazia.
Durante un ottimo servizio di "Servizio Pubblico" andato in onda giovedì sera, una signora denunciava: «Siamo nel 2011 ed esistono ancora persone che mi discriminano per il colore della mia pelle». E un ragazzo senegalese ricordava con rammarico: «In tutta la mia vita non sono mai stato libero; né in Africa, né qui in Italia». Si tratta, quindi, di recuperare quei valori della "nostra" storia, quei diritti che "noi" stiamo dimenticando; quei diritti che, passo dopo passo, stiamo permettendo che ci vengano tolti. E che sono gli immigrati a ricordarci.
Alla domanda: "Come si può combattere il razzismo?" Pape Diaw ha risposto: "Lavorando sul rispetto per la vita umana".
Andare avanti insieme. L'appuntamento è, quindi, per oggi pomeriggio in varie città italiane, in cui sono stati organizzati manifestazioni e presidi antifascisti e antirazzisti. A Firenze un corteo partirà da piazza Dalmazia e terminerà in piazza Santa Maria Novella: moltissime le adesioni finora pervenute. Su richiesta della comunità senegalese, il corteo si svolgerà in silenzio, in segno di rispetto per Samb e Diop. Un silenzio, però, con un messaggio forte: "Non abbiamo paura, vogliamo andare avanti. Siamo gente pacifica, ma non ci lasciamo intimidire".
http://www.amnesty.it/dichiarazione-universale-diritti-umani-uomo.html
http://www.governo.it/Governo/Costituzione/principi.html
http://corriereimmigrazione.blogspot.com/
http://www.dirittodicritica.com/2011/12/14/firenze-senegalesi-strage-casseri-31928/
http://it-it.facebook.com/pages/Madre-terra-fratello-clandestino/107584239572
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Bellissimo...
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